Un mondo a parte
| Regia: | Riccardo Milani |
| Durata: | 113min |
| Prodotto: | Wildside, Medusa Film |
| Cast: | Antonio Albanese, Virginia Raffaele |
| Sceneggiatura: | Riccardo Milani |
| Fotografia: | Saverio Guarna |
| Montaggio: |
Voi venite qui nel fine settimana, per sentirvi in contatto con la natura, ma perché non ci venite dal lunedì al giovedì?»
È così che un autoctono demolisce l’ingenua passione forse un po’ radical chic del cittadino Michele Cortese (Antonio Albanese), maestro che dopo quarant’anni di insegnamento nelle elementari della rude periferia romana si fa trasferire in mezzo ai monti, in una scuola pluriclasse che riunisce bambini dalla prima alla quinta elementare; un paese del Parco nazionale d’Abruzzo, Rupe, nella finzione.
Un mondo a parte, combina a modo suo un po’ Benvenuti al Sud con Io speriamo che me la cavo, e racconta di un contesto lontano rispetto al “centro” della grande città o della provincia, un microcosmo che risponde a un altro, quello dei turisti che vi si avventurano durante “la stagione”, per poi abbandonarla a un sempre più vicino rischio di estinzione.
Divertente variazione sul percorso di avvicinamento fra differenti abitudini di vita, racconta anche dell’incontro fra Antonio Albanese, (maestro idealista che si avventura fra la neve in mocassini) e la vice preside che l’accoglie, una Virginia Raffaele più che convincente nei panni (e nella parlata) di un’abruzzese che gli ideali, invece, faticosamente li mette in pratica. E deve anche affrontare la minaccia della chiusura della piccola scuola, com’era stato in passato per la sua e (quindi) la probabile morte civile di un altro paesino.
L’ingegno dei due – complici anche alcune figure di riferimento del paese – determina la “caccia al bambino”, per riuscire a iscriverne un numero sufficiente a garantire l’anno scolastico successivo.
Albanese – come sempre – pur trattenendo la sua vis comica, sfodera un’arte mimica da fuoriclasse: dal tentativo di accensione di una stufa a legna, all’irruzione in territorio “foresto”, e contribuisce in pieno, con Virginia Raffaele, a rendere la truppa di “attori per un giorno” più che credibili, e capaci di rendere la vicenda piacevole senza essere forzata.
Anche qui si legge lo slancio ideale, quasi ostinato di Milani, per un cambiamento possibile, dagli adulti consapevoli e coraggiosi, al piccolo esercito senza paura dei bambini; è la speranza a cui affidare il testimone del cambiamento di fronte a un’epoca di cinismo. Perché “abituarsi al peggio è la cosa peggiore che gli esseri umani possano accettare”.
Il film riserva così momenti di genuina empatia e “connessione,” anche per la felice intuizione di integrare i protagonisti principali con attori non professionisti, residenti nei paesi di ripresa; un tocco di autenticità che supera a pieni voti le barriere della finzione cinematografica.
Ci sono tutti poi tutti gli elementi che compongono lo stile di commedia “agrodolce” del regista romano: dall’aspetto legato al linguaggio locale (strepitoso il collaboratore scolastico, “ma lo puoi chiamare bidello”, Nunzio), agli usi e costumi (il colloquio con una mamma da fare in una stalla); fino alla storia locale dell’istituto Cesidio Gentile detto Jurico (poeta pastore) – storia vera di questo personaggio leggendario, che i bambini hanno imparato a fare propria.
Si potrà obiettare che non tutto, nel film, brilla per originalità. Può essere, ma va anche detto che ci sono film animati di buoni propositi in cui – per il tema trattato e la sua importanza sociale – il “cosa” diventa prioritario rispetto al “come”. Qui il tema ci porta a riflettere sull’abbandono politico delle piccole realtà di provincia, sempre più lasciate a loro stesse, e racconta del progressivo spopolamento, che vede nella difesa dei piccoli centri di aggregazione l’unico punto di forza per resistere, non solo a parole. In contesti di questo genere la scuola si pone come elemento centrale, perché da lì passa molto di quanto accade in paese, ed è nella scuola che poggiano le basi di un futuro che non sia per forza andarsene.