La vita accanto
| Regia: | Marco Tullio Giordana |
| Durata: | 100min |
| Prodotto: | Kavac Film, RAI Cinema, Fondazione Veneto Film Commission, IBC MOvie, One Art Film |
| Cast: | Beatrice Barison, Sonia Bergamasco, Paolo Pierobon, Valentina Bellè, Michela Cescon, Edoardo Coen |
| Sceneggiatura: | Marco Tullio Giordana, Marco Bellocchio, Gloria Malatesta |
| Fotografia: | |
| Montaggio: |
Liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Mariapia Veladiano, il film rilegge e racconta la vicenda di Rebecca, una bambina nata con una malformazione al viso che affronta l’incomprensione, il rifiuto e la solitudine in una società incapace di andare oltre le apparenze. Vittima della sorte e (soprattutto) di un malinteso senso di protezione. O di un senso di colpa.
Me c’è molto di più in questo film, temi impossibili da condensare in poche righe. Dagli affetti ‘malati’, oscuri e incapaci di proteggere proprio le persone care, alla potenza salvifica (della musica e) del talento, dall’ipocrisia sociale alla sacralità della vera amicizia, dall’incapacità di reagire alla resilienza.
L'approccio di Giordana alla narrazione è intimo e misurato. Noto per il suo impegno nel raccontare storie complesse e drammatiche, senza scadere nel sensazionalismo, tratta il tema della diversità con delicatezza e sobrietà. E lo fa evitando trappole tipiche del genere, perché pur centrando la vicenda su di un personaggio che poteva rivestire il ruolo di "vittima", evita il cliché del racconto pietistico.
Si concentra invece sul percorso di crescita interiore e sulla ricerca della bellezza, quella che sfugge allo specchio, ma non alle relazioni e al valore umano di chi vive a fianco di Rebecca.
Accanto ai personaggi – ed elemento attivo della narrazione – è la città del Palladio, che con la sua architettura rinascimentale, i luoghi iconici, le sue piazze e i suoi vicoli, diventa un vero e proprio “personaggio” del film; contribuisce a creare un'atmosfera di bellezza e contrasti, riflettendo un tema centrale del film: l’opposizione tra apparenza esteriore e realtà interiore.
Giordana costruisce un’atmosfera sospesa tra realtà e simbolismo (ed è evidentissima, nella scrittura, l’inconfondibile mano “onirica” di Bellocchio) mentre la fotografia tratteggia un mondo in cui dialogano luce e ombra. A loro volta le immagini alternano freddezza e tenerezza, riflettendo la fragilità e la forza del personaggio di Rebecca. I paesaggi, così come gli interni chiusi e i dettagli delle espressioni facciali, sono mirati alla necessità di far emergere il conflitto interiore della protagonista senza tuttavia sovraccarico di drammatizzazione.
Luci e ombre si alternano a dialoghi (essenziali) e a momenti di silenzio eloquente. La caratterizzazione dei personaggi è adeguata al contesto, con figure di contorno che ben completano il racconto senza togliere la scena alla giovane protagonista.
Nel ruolo di Rebecca, l’interpretazione della giovane attrice è sorprendente (non solo sul piano musicale). La sua capacità di comunicare attraverso lo sguardo e i gesti, la sua naturalezza, sono il motore del film, in grado di rendere l’essenza del personaggio senza cadere nel melodramma.
Giordana ci porta a riflettere sui pericoli dei canoni estetici astratti, quando questi condizionano la vita delle persone. Rebecca diventa metafora di quelle realtà di emarginazione perché considerate "fuori norma". Poi la bellezza esteriore lascia lentamente il posto a quella interiore, con una consapevolezza che sarà in grado di dissolvere, letteralmente (e magicamente), la “diversità”.
Il ritmo lento, sul piano narrativo, è necessario a entrare nel profondo delle dinamiche interiori: proprio il tempo dilatato permette di respirare le sofferenze e le speranze che attraversano la vita di Rebecca.
Non solo, dunque, storia di diversità ma anche messaggio universale sulla condizione umana e sul riscatto. L’arcinoto estratto «La bellezza salverà il mondo», rimbalzato ovunque (e spesso citato a sproposito) va declinato in forma di domanda, e cioè: «quale bellezza salverà il mondo?».
La risposta non ha nulla a che vedere con la perfezione della forma.