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In concorso

L'invenzione di noi due

15 dicembre 2024 20:30
Regia: Corrado Ceron
Durata: 110min
Prodotto: K+
Cast: Lino Guanciale, Francesco Montanari, Silvia D'Amico, Paolo Rossi, Diego Facciotti, Emanuele Fortunati
Sceneggiatura: Paola Barbato, Federico Fav, Valentina Zanella
Fotografia:
Montaggio: Davide Vizzini
Recensione

La nascita di una storia d’amore un po’ per gioco tra i banchi di scuola, il perdersi di vista, il reincontrarsi, il crescere insieme, il maturare, il litigare, l’amarsi e arrivare ad odiarsi. È questa la storia che ci racconta Corrado Ceron con L’invenzione di noi due (2024), tratto dall’omonimo romanzo di Matteo Bussola.

Dopo il suo esordio nel lungometraggio con Acqua e Anice nel 2022, presentato alla 79ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia dello stesso anno, Ceron torna a collaborare con gli sceneggiatori Federico Fava e Valentina Zanella, e con gli attori Paolo Rossi e Silvia D’Amico, quest'ultima nel ruolo di protagonista in L’invenzione di noi due assieme a Lino Guanciale, coppia di attori la cui interpretazione è stata particolarmente acclamata dalla critica.

La fiamma iniziale di un amore che sboccia, che cresce, arriva alla convivenza, al matrimonio, alla routine, alla monotonia, giungendo ad essere quasi due estranei sotto lo stesso tetto. Una fiamma che si affievolisce, e inizia gradualmente a spegnersi. Milo non si dà pace, non capisce come lui e Nadia siano arrivati sino a questo punto. Ripercorre dunque, attraverso tutta una serie di flashback, la loro relazione. Alla voce, alle riflessioni e ai ricordi di Milo, si sovrappongono poco alla volta, quasi impercettibilmente, quelli di Nadia, la quale ci offre preziose citazioni e massime tratte dal mondo della letteratura.

Ceron crea un universo complesso di esistenze, tutte così differenti eppure così simili. Un universo in cui ognuno è impiegato nella lotta delle proprie battaglie quotidiane, piccole o grandi che esse siano: dai problemi adolescenziali a quelli coniugali, da quelli professionali ed economici a quelli di salute.

Spesso però confondiamo il nostro sguardo personale con un’idea di oggettività: conosciamo a fondo solo le nostre difficoltà e tendiamo a immaginare le vite degli altri come perfette. Ed è proprio questa percezione distorta che arriva a generare ed alimentare i conflitti. Marco è convinto che, a differenza del proprio matrimonio, la relazione tra il fratello Milo e Nadia sia perfetta e proceda in modo liscio; Nadia è totalmente immersa nella letteratura e nella stesura del proprio libro senza accorgersi di trascurare il marito; Milo litiga con Marcello dopo aver rifiutato la proposta lavorativa a cui l’amico ha lavorato per più di due anni; Armando passa gelosamente la vita dentro un negozio di modellini senza rendersi conto che per la moglie quelle piccole locomotive in miniatura non sono poi così importanti.

«Il problema di chi scrive è sempre la scelta di un punto di vista» dirà Nadia ad un certo punto, ed è questa la chiave di lettura da tenere a mente guardando questo film: il punto di vista.

Le inquadrature così ravvicinate ai personaggi, realizzate attaccando la macchina da presa al loro corpo, offrono contemporaneamente sia la possibilità di introspezione sia un effetto quasi claustrofobico sulla loro individualità, precludendo il tentativo di uno sguardo più oggettivo, rivolto all’esterno.

A mano a mano che la riflessione di Milo sul rapporto con la moglie avanza, Ceron ci mostra delle inquadrature in cui la macchina da presa viene ruotata, alla ricerca di un’altra prospettiva da cui osservare le cose, le persone, il mondo; fino a giungere ad una visione d’insieme, dall’alto. Ecco quindi che il labirinto del cinquecentesco Giardino Giusti a Verona, città che ha interamente ospitato le riprese del film, diventa la metafora perfetta di queste esistenze: singole entità che procedono nello stesso spazio, con la possibilità di perdersi per cercare altre strade e poi, forse, ritrovarsi.

L’invenzione di noi due invita lo spettatore a una riflessione sui rapporti interpersonali, sia che essi siano con il partner, con i figli, con i fratelli o anche con sconosciuti che si incontrano per caso in un negozio di modellini, e lo fa partendo dal rapporto di una coppia comune per creare una costellazione di vite ed emozioni individuali, quotidiane ma mai banali, che si incontrano e si scontrano, ma la cui esistenza non sarebbe possibile senza l’incontro con l’Altro. 

di Aurora Bertollo