Berlinguer - La grande ambizione
| Regia: | Andrea Segre |
| Durata: | 122min |
| Prodotto: | Jolefilm, Vivo Film, RAI Cinema, MiC |
| Cast: | Elio Germano, Paolo Pierobon, Roberto Citran, Stefano Abbati, Francesco Acquaroli, Paolo Calabresi |
| Sceneggiatura: | Andrea Segre, Marco Pettenello |
| Fotografia: | Benoît Dervaux |
| Montaggio: |
Scelto come opera di apertura alla Festa del Cinema di Roma, edizione 2024, Berlinguer - La grande ambizione del regista Andrea Segre (per la terza volta in concorso al nostro Breff dopo L’ordine delle cose e Welcome Venice) si inserisce in un genere che negli ultimi anni sembra aver trovato una rinnovata attenzione da parte della produzione cinematografica. Mi riferisco alla crescente necessità di raccontare le storie di persone che hanno fatto la nostra Storia.
La scelta del regista di affrontare una figura così complessa e controversa come quella di Enrico Berlinguer inevitabilmente si presentava come un’operazione densa di rischi. Segre, non a caso, sceglie un approccio di grande equilibrio e rispetto verso il personaggio politico, senza tuttavia voler farne un santino. Infatti, più che un film biografico viene raccontato con rigorosa precisione il percorso, il tormento delle scelte difficili, a volte drammatiche, cercando di far rivivere, attraverso un abile accostamento tra finzione e realtà, messa in scena e materiale di archivio, un’epoca e i sentimenti che la caratterizzavano. Mettendo in luce, senza reticenze, i successi e le sconfitte, le gioie e le paure.
Elio Germano è semplicemente straordinario nel ruolo. Una prestazione, tra l’altro, premiata con il riconoscimento come Miglior Attore Protagonista allo stesso Festival di Roma. Gli bastano poche espressioni o impercettibili movimenti del corpo per restituirci un Berlinguer credibile e sofferto. L’attore ha efficacemente messo tutto sé stesso nel ruolo di questo piccolo uomo ingobbito in quei completi larghi e sempre uguali. La sua bravura è impressionante non tanto e non solo nella somiglianza fisica ma nell’attenzione e nello studio dei gesti, delle pose, dello sguardo senza mai cadere in una rappresentazione macchiettistica del personaggio. Il periodo storico che viene focalizzato dal film parte dal colpo di stato in Cile del 1973 fino all’uccisione di Aldo Moro nel 1978. Sarà proprio la tragica caduta di Salvador Allende a convincere Berlinguer dell’alto rischio, per via della collocazione internazionale dell’Italia, connesso ad un’eventuale alternativa di sinistra in Italia (anche se già il golpe dei Colonelli in Grecia aveva fatto scuola anni prima).
In questo contesto il segretario del PCI avvia una seria ed impegnativa riflessione circa le prospettive di un’Italia in pieno fermento culturale e politico ma costantemente bloccata e minacciata dalla strategia della tensione e dalle continue interferenze dei due blocchi mondiali, allora in piena guerra fredda. In questa direzione egli cerca in tutti i modi di accelerare lo strappo del partito dal blocco sovietico, portando il PCI, non prima di aver assicurato la posizione italiana dentro il Patto Atlantico, ad inserirsi a pieno titolo nel grande storico campo occidentale delle libertà e dei diritti umani.
A livello nazionale inizia, non senza ostacoli, ad affrontare con Aldo Moro un nuovo percorso politico, proponendo un’alleanza con le forze popolari, antifasciste e cattoliche: questa “grande ambizione” prende il nome di compromesso storico. Il rapporto fra i due leader viene descritto con poche ma significative immagini. Due personaggi riservati, che condividono entrambi con rigore, idealismo e serietà la necessità di unire il paese dalle storiche contrapposizioni.
Nei drammatici giorni dell’epilogo del sequestro Moro, pur consapevole che senza lo statista democristiano quel compromesso storico non avrebbe più alcuna prospettiva, Berlinguer vive con profonda sofferenza d’animo la scelta di non sottostare al ricatto brigatista. Nel film lo vediamo chiamare a raccolta tutti i figli. Il leader padre non intende separarsi da “il segretario del PCI”: spiega ai figli le ragioni della “linea della fermezza” con i terroristi e dà loro disposizione che, se qualcosa del genere dovesse succedere a lui, di comportarsi nello stesso modo. È un momento alto, perché Berlinguer motiva con una scelta etica – che deve riguardare anche i suoi familiari – una decisione politica che oggi, a distanza di quasi mezzo secolo, è ancora oggetto di forte discussione. In sostanza: Berlinguer non voleva alcuna trattativa con le BR perché la sua morale glielo impediva; altre forze in realtà non volevano trattare perché volevano Moro eliminato.
Doveroso aggiungere come in tutti quegli anni la stessa vita di Berlinguer fosse costantemente sotto bersaglio. Da più parti lo volevano morto, era primo nella lista di nemici e presunti alleati: golpisti, fascisti, brigatisti, servizi segreti compresi quelli sovietici.
Il regista sceglie di concludere il film con le immagini dell’imponente funerale al quale partecipa più di un milione di cittadini. Una folla oceanica che intende rendere omaggio con sincerità e passione un uomo che ha cercato di cambiare la storia del nostro paese, facendo della coerenza e del rigore morale il suo tratto distintivo. Un omaggio che riesce a coinvolgere anche il mondo della cultura, dell’arte e del cinema. Toccanti e simboliche a tal riguardo risultano le immagini del feretro custodito da Fellini, Antonioni, Mastroianni, Scola, Monica Vitti ed altri. Immagini che riescono a trasmettere il singolare fascino, umano oltre che politico, che questo uomo riusciva ad esercitare verso così tanta gente.
Questo film ci porta a misurare inevitabilmente la distanza profonda, direi quasi imbarazzante, tra lo spessore etico e civile di personaggi come Berlinguer e le squallide macchiette politiche che imperano ai giorni nostri. Qui sta il grande merito del regista: far emergere uno spaccato di un’Italia che non c’è più, riuscendo sorprendentemente a restituire sullo schermo il sapore di un’epoca, le tragedie e i sussulti di un paese sconvolto, a volte sconquassato dagli eventi, ma ancora capace di sognare, lottare e appassionarsi.