Io vivo altrove!
| Regia: | Giuseppe Battiston |
| Durata: | 104min |
| Prodotto: | Staragara, MiC, Tucker Film, Minimum Fax Media, Rosamont, Adler Entertainment, RAI Cinema |
| Cast: | Giuseppe Battiston, Rolando Ravello, Teco Celio, Diane Fleri, Ariella Reggio, Alfonso Santagata |
| Sceneggiatura: | Giuseppe Battiston |
| Fotografia: | Duccio Cimatti |
| Montaggio: | Giuseppe Trepiccione |
Due improbabili Fausto stringono amicizia durante un’escursione per foto-amatori.
Fausto Biasutti (Giuseppe Battiston) è un bibliotecario vedovo e dall’animo gentile mentre Fausto Perbellini (Rolando Ravello) è un dimesso tecnico del gas che vive ancora con la madre. Li accomuna il nome, l’abitare nella Capi-tale e il desiderio di dare una svolta alle loro vite. La casuale amicizia si trasforma in una vera e propria offerta di nuova vita quando Biasutti riceve inaspettatamente in eredità una casetta con un pezzetto di terra nel Friuli. Ma può essere davvero casuale che due Fausto si incontrino, o non è piuttosto una con-giuntura al massimo grado favorevole che entrambi portino nel nome un’uguale promessa di felicità, di speranza? Potrebbero finalmente avere un posto dove essere liberi e felici. Volenterosi, e anche un po’ incoscienti, i due protagonisti si cimentano nell’anti-co e nobile mestiere dell’agricoltura con l’ausilio di un manuale, ma con risultati purtroppo assai diversi da quelli sperati. Vicini scorbutici e prevenuti sommati a vari incidenti di percorso non scoraggiano i due, che sembrano intenzionati a perseverare nel loro sogno. Ma condividono davvero il medesimo sogno? Per la prima volta alla regia, Battiston è in questo film anche sceneggiatore e interprete. Nel suo Fausto è possibile individuare due anime: una dubbiosa e paurosa, l’altra sognatrice e fiduciosa nei confronti della nuova vita che sta per intraprendere con l’omonimo co-protagonista. Interessante vedere come sia la possibilità di rivoluzionare la propria esistenza, di effettuare un cambiamento assolutamente radicale, a dare ai due Fausto la scusa per mollare tutto e dedicarsi alla vita agreste. Li muove una visione romantica, un nostalgico ritorno alla terra che la totale inesperienza colora di rosa. Chi di noi, tuttavia, confessiamolo, non ha mai fantasticato sul vivere dei soli frutti della terra in un’ottica per certi aspetti utopi-ca e naïve? Ai due va riconosciuto il coraggio di aver voluto testare le rispettive capacità di sopravvivenza nella giungla vera, in opposizione a quella di cemento. Il fallimento è uno dei temi cardine del film, ma lo è anche la resilienza, parola abusata di questi tempi. I due personaggi infatti, nonostante tutto, continuano ad inseguire il loro sogno, che, in fin dei conti, è la voglia di libertà, che si traduce nel rifugiarsi nel disperso paesino friulano. Battiston in diverse interviste dichiara di essersi liberamente ispirato al romanzo incompiuto Bouvard e Pécuchet di Gustave Flaubert (pubblicato postumo nel 1881) in cui i due protagonisti abbandonano la caotica Parigi per rifugiarsi nella più tranquilla, ma allo stesso tempo feroce, cittadina di Caen in Normandia. Con toni molto più morbidi rispetto al romanzo, la pellicola mette in scena la tragicomicità della vita umana, strizzando l’occhio all’ecologia senza diventarne un manifesto. La purezza d’intenti dei due protagonisti, anche se spesso si trasforma in ingenuità nel film, è data dal fatto che si buttano a capofitto nella nuova vita, con la stessa carica, irruenza, ansia ed eccitazione che può avere un bambino nel fare qualcosa per la prima volta. Apparentemente tanto simili quanto diversi, i due Fausto condividono l’in-soddisfazione per la loro vita, insoddisfazione che li avvicina, rendendoli un duo eroicamente ridicolo in un nuovo mondo, per una nuova vita, in un qualsiasi altrove.