Il testimone invisibile
| Regia: | Stefano Mordini |
| Durata: | 102min |
| Prodotto: | Warner Bros. Entertainment Italia, Picomedia |
| Cast: | Riccardo Scamarcio, Miriam Leone, Fabrizio Bentivoglio, Maria Paiato e Nicola Pannelli |
| Sceneggiatura: | Stefano Mordini, Massimiliano Catoni |
| Fotografia: | Luigi Martinucci |
| Montaggio: | Massimo Fiocchi |
Il testimone invisibile, remake del film spagnolo di Orion Paulo Contratiempo del 2016, si presenta come un giallo psicologico ed investigativo di notevole eleganza stilistica e narrativa.
Il regista Stefano Mordini (vecchia conoscenza del Cineforum di Breganze assieme al quale nel 2014 abbiamo avuto modo di presentare in sala uno dei suoi precedenti film: Acciaio) mette in scena una storia caratterizzata dai numerosi intrecci e imprevedibili colpi di scena, destinati ad inchiodare lo spettatore nella poltrona per l’intera durata della pellicola.
Un film che segue alla perfezione la struttura classica del genere: un delitto, una vittima, una femme fatale, amante questa di un personaggio famoso finito subito sotto inchiesta. Poi un altro morto, di cui nessuno deve sapere niente, testimoni inaffidabili, alcuni appunto ”invisibili” ed avvocati di grido. Il tutto condito da notizie, tracce, depistaggi, bugie ed inganni apparentemente irrisolvibili.
“I dettagli, signor Doria, sono i dettagli a fare la differenza”, ripete l’avvocato Virginia Ferrara (Maria Paiato, ottima attrice di teatro qui prestata al cinema) all’imprenditore di successo Adriano Doria (Riccardo Scamarcio). Attorno a quest’ostinazione sui dettagli il regista sembra giocare con lo spettatore, quasi divertendosi nel comporre, scomporre per poi ricomporre di nuovo l’intero puzzle narrativo.
Facendo leva sui continui capovolgimenti dei punti di vista attraverso numerosi flashback che si susseguono e si sovrappongono, offrendo ogni volta prospettive diverse e quindi svariate versioni su quelle decisive ore del delitto. Solo i dettagli sembrano in grado di svelare la verità. Solo i dettagli sono in grado di rappresentare la vera chiave con cui scardinare questa oscura galleria di personaggi, ognuno dei quali impegnato, dietro ad una maschera, a recitare la propria parte in difesa dei propri scopi. Personaggi che si muovono come su un palcoscenico teatrale (“Tutti gli uomini e tutte le donne non sono che attori” dice il padre Bentivoglio citando Shakespeare).
In questo coinvolgente meccanismo costruito attorno al dubbio e all’incertezza, si muove un cast di attori perfettamente assortito. Riccardo Scamarcio dimostra ancora una volta il suo talento, soprattutto quando messo alla prova con interpretazioni che esaltano la sua espressione cinica e sprezzante, oscura e poco rassicurante. Come pure l’ex Miss Italia Miriam Leone appare più che convincente nel ruolo della fotografa – amante in tutte le sue ambigue sfumature. Ma su tutti, a me pare, emerge l’interpretazione di Fabrizio Bentivoglio che dà forma e vita attraverso la sua consueta classe recitativa, ad un personaggio, quello del padre del ragazzo ucciso, complesso e penetrante allo stesso tempo.
Da sottolineare inoltre le significative ambientazioni scelte dal regista per il film, a partire da una plumbea e claustrofobica Milano con i suoi palazzi senz’anima, contrapposta alle bellezze naturali di un Trentino, evidenziate spesso con riprese girate dall’alto (molte scene hanno come sfondo il bellissimo territorio attorno a Molveno), i cui boschi e laghi sono descritti magistralmente dalla fotografia di Luigi Martinucci in tutte le sue varie gradazioni di verde e blu.
Un film davvero sorprendente ed incoraggiante nel panorama del cinema italiano dove, com’è noto, il genere thriller purtroppo non gode ancora di molto spazio e credibilità.